Le Sezioni
La Dinastia dello "Splendore"
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Ming, Splendore ideogramma Spendore, è il nome che nel 1368 viene attribuito dal capo rivoluzionario Zhu Yuanzhang alla Dinastia che egli fonda a Nanchino dopo aver abbattuto il potere mongolo degli Yuan. Con i Ming inizia una stagione straordinaria nella Storia cinese, tanto da essere considerata il "secondo Rinascimento" dopo i Tang, con la fioritura delle arti e lo straordinario sviluppo dell'industria manifatturiera, particolarmente della porcellana e della seta. Tra la fine del XIV secolo e la metà del XVII l'Impero Cinese diventa la prima Potenza economica mondiale e le sue favolose ricchezze costituiscono un'attrazione irresistibile per l'Occidente. L'apertura delle rotte marittime attrae non solo i mercanti ma anche i missionari, soprattutto i Gesuiti, protagonisti degli scambi culturali e scientifici, oltre che testimoni della "grandeur" della Cina dei Ming.
I Segreti della Città Proibita
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La Città Proibita di Pechino, favolosa reggia fatta costruire tra il 1406 e il 1421 da Yongle, terzo Imperatore della Dinastia dei Ming, è protagonista di primo piano della terza Mostra dedicata alla Cina. Infatti la si può visitare virtualmente attraverso uno straordinario modellino in legno di paulonia (scala 1:200; m. 9x4,5, per un totale di 40 mq.) che la riproduce fedelmente in ogni minimo dettaglio. Alla sua realizzazione, esclusiva per la Mostra, hanno lavorato per due anni 14 maestri ebanisti della Città Proibita sotto la supervisione di tre architetti. Gran parte dei 350 reperti provengono dalle collezioni custodite nei palazzi imperiali e nei caveaux blindati. Preziosi gioielli, sontuosi abiti di seta, pregiate porcellane e oggetti della vita quotidiana della famiglia imperiale si affiancano a delicati dipinti, statue d'oro, giade raffinate, tessuti rari, mobili finemente lavorati, tutti reperti di enorme valore storico ed artistico. Una sezione speciale è dedicata a Matteo Ricci, il famoso gesuita italiano che all'inizio del XVII secolo introdusse a Corte le scienze occidentali e contribuì ad avvicinare l'Europa all'Impero cinese. Rarissimi documenti autografi, antichi testi e ingegnosi meccanismi per lo studio dell'astronomia sono giunti dalle collezioni ricciane di Macerata, città natale del grande missionario, e dal Museo dell'Astronomia di Roma.
Trionfo di Giade e Oro
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Porpora giada e oro possono essere considerati i tre elementi della sontuosità dell'epoca Ming, tra le più ricche della lunga Storia della Cina: il rosso porpora, o cinabro, delle lacche e dei muri stessi della Città Proibita, la giada imperiale detta "grasso di montone" molto più preziosa di quella verde e riservata al quasi esclusivo uso della Corte, l'oro come simbolo esterno della dignità imperiale ma che assume con la straordinaria fantasia dei gioiellieri Ming l'apice della sua versatilità e del suo simbolismo di fasto e ricchezza. Il connubio giada-oro con l'aggiunta delle pietre preziose provenienti dai Paesi asiatici tributari rivela, a mezzo millennio di distanza, la sorprendente modernità del gusto e della raffinata esecuzione di monili che dovevano esaltare il lusso e la vanità ma soprattutto testimoniare la potenza di un Impero che costituiva davvero il centro del mondo. Anche questo aspetto è ben rappresentato nella ricca scelta di gioielli esposti in Mostra.
Pittura "Impressionista"
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La pittura ebbe sotto i Ming uno sviluppo straordinario e le opere giunte fino a noi costituiscono una base preziosa per lo studio dei costumi della società dell'epoca e perfino della vita a Corte. Ispirata alla grande stagione pittorica dei Song, che servì agli artisti Ming come modello di imitazione, essa è suddivisa in quattro generi spesso molto diversi tra loro. La Mostra, con l'esposizione di una serie di dipinti davvero emozionanti, offre per la prima volta fuori dalla Cina una nutrita sintesi della pittura Ming: rotoli di seta con dipinte storie letterarie o descrizioni di vita; ritratti; paesaggi "impressionisti" con l'inserimento del concetto taoista del rapporto uomo-natura; animali e piante, soggetti spesso interpretati anch'essi con la mediazione del pensiero taoista. I dipinti provengono dalle collezioni imperiali della Città Proibita di Pechino e dai Musei di Nanchino (patria d'origine della Dinastia), di Zhenjiang e dell'Hubei.
Sculture raffinate
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La grande statuaria buddista, già dal secondo secolo della nostra èra entrata nella tradizione della scultura religiosa cinese, trova un notevole impulso sotto i Ming con una ricchissima produzione di statue soprattutto in bronzo. La tecnica della fusione e della doratura si affina e la protezione che l'Impero cinese accorda al Buddismo lamaista tibetano contribuisce a rafforzare i rapporti tra clero e potere politico, favorendo la diffusione di templi e monasteri. L'iconografia buddista si arricchisce di modelli e mitologie che dal Tibet influenzano gli artisti cinesi i quali elaborano una varietà infinita di soggetti ispirati da uno stile che pure ancorato alla tradizione del passato in epoca Ming si affina e si sinizza sempre più. La grande abilità degli scultori e la raggiunta perfezione nell'arte della fusione, insieme alla sorprendente varietà plastica delle modellazioni, sono ampiamente testimoniate dalle opere scelte per la Mostra.




